Il termine graffito può riferirsi a diverse cose:
Graffiti, disegni o iscrizioni incisi con appositi strumenti su pietra, metallo, intonaco e simili
Il graffitismo, ovvero la pratica di disegnare immagini e firme sui muri urbani
La tecnica del graffito o sgraffito, tipo di decorazione usata per l'esterno di edifici, in Italia molto usata nel Cinque-Seicento
I miei "Graffiti" hanno l'intento di avvicinarsi al primo riferimento. Sono sostanzialmente delle incisioni, bassorilievi, su di un preparato steso su tavola teso a creare un supporto in finta pietra. Il procedimento richiede il suo tempo. E' necessario preparare la tavola, lavorare un'impasto di diversi materiali, stenderlo o modellarlo, una volta pronto incidere, attendere che si asciughi, colorare e trattare il tutto con diversi accorgimenti finali. Ai graffiti ho applicato degli specchi e dei meccanismi ad orologio, i Quadrispecchi ed i Quadrologi, dendo così un'utilità al quadro stesso.

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Nicola Bucci - Graffito

(Graffito "M" - bassorilievo - tecnica mista su tavola - 80x80 cm -2010)

(Graffito "D4" - bassorilievo - tecnica mista su tavola - 60x60 cm -2010)

 

(Graffito "Jazz" - bassorilievo - tecnica mista su tavola - 60x60 cm -2010)

 

(Graffito "M2" - bassorilievo - tecnica mista su tavola - 80x80 cm -2010)

 

(Graffito "S" - bassorilievo - tecnica mista su tavola - 80x80 cm -2010)

 

 

 
Nicola Bucci - Graffiti"Graffito RGV" - tecnica mista su tavola - 100x80 cm - 2006

 

Nicola Bucci - Graffiti"Donna con fiori" - tecnica mista su tavola - 100x80 cm - 2011

 

 

Nicola Bucci - Graffito donna
"Donna con la luna rossai" - tecnica mista su tavola - 100x80 cm - 2011

 

Nicola Bucci - Graffito donna
"Donna in spiaggia" - tecnica mista su tavola - 100x80 cm - 2011

 

 "Pantarei" - bassorilievo - tecnica mista su tavola - 100x90 cm - 2007 

 

 "T" - bassorilievo - tecnica mista su tavola - 70x90 cm - 2007 

 

  "B" - bassorilievo - tecnica mista su tavola - 40x107 cm - 2007 

 

Di seguito una serie di riproduzioni di graffiti dell'antica Roma.

Graffito Roma - Nicola Bucci

 

 

Graffito Roma - Nicola Bucci

Quadrato Magico - ROTAS - AREPO - TENET - OPERA - SATOR

 

 

Graffito Roma - Nicola Bucci

 

Nicola Bucci 'Bucnic'

 

 

 

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 Tra l'età augustea e quella dei Severi, parallelamente a una progressiva e trasversale crescita dell'alfabetismo, emerge diffusamente nella società romana la pratica di "scrivere sui muri".
 
Una vera e propria esplosione di scrittura spontanea esposta, che rompe con la convenzione, non prevedendo più la mediazione officinale - quella della bottega epigrafica e comunque di uno "specialista" della scrittura - e collocandosi non già negli spazi normativamente riservati alle scritture esposte, pubbliche o private, ma sulle superficie parietali e murali, che, all'aperto o al chiuso, offrivano supporti idonei - soprattutto se intonacati come nella gran parte dei casi - ad accogliere la "scritta" di un passante qualsiasi, di un avventore, di un utente che in una casa, una bottega, una osteria, un postribolo, un santuario, un tempio, lungo una pubblica via o anche negli spazi di una scuola, di un foro, di una basilica, di un impianto termale, di un mercato, avesse voluto fissare indelebilmente su un supporto durevole un messaggio rivolto alla collettività dei potenziali leggenti.

I contenuti di queste scritte sono svariatissimi, anche se in gran parte si muovono nell'ambito della vita privata:  dalla sfera amorosa e erotica, a quella dello scherzo e dell'ingiuria; da quella più meditata dei riferimenti alla quotidianità, fino alla devozione e alla comunicazione interpersonale.

Non mancano ovviamente testimonianze di estrazione colta, come brevi componimenti in versi, talvolta di non spregevole fattura, nonché citazioni e reminiscenze di poeti classici, innanzitutto Virgilio e Ovidio. E tale era la quantità di queste scritture estemporanee - solo Pompei ne annovera undicimila; Roma e Ostia non meno di tremila - da indurre nel primo secolo un passante pompeiano a scrivere:  "mi meraviglio, o muro, che tu non sia ancora crollato sotto il peso di così tante scritture" (Corpus Inscriptionum Latinarum, iv 1904); e in questa stessa direzione Plinio il Giovane (Epistola, 8, 8, 7), dopo una visita alla sacra fonte del fiume Clitumno (a nord di Spoleto), ricordava di aver letto "su tutte le colonne e tutte le pareti" dei sacelli votivi "molte iscrizioni di molti - multa multorum(...) inscripta che celebrano la fonte e quel dio".

Queste "scritture di strada" risultano in definitiva rappresentative di un intera società, riflettendone fedelmente i vari gradi di espressione grafica:  si va da quella che è stata definita craft literacy - una abilità appena funzionale - a una padronanza assoluta in termini di forme e contenuti.

 

L’enigmistica Geometria del Sator

Il Sator è un’iscrizione in latino, che appaia come lapide o come graffito, apparentemente semplice ed elegante, composta di 5 parole ciascuna di 5 lettere che recita. SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS.  Ma il motto racchiude in sé molte particolarità. Innanzi tutto: la terza parola, TENET, è palindroma, ossia può essere letta in entrambi i sensi. Inoltre se prendiamo la frase nella sua interezza anch’essa risulta sorprendentemente palindroma. Partendo dall’ultima parola: ROTAS, letta al contrario risulta SATOR, come la prima. La penultima, OPERA, risulta AREPO, come la seconda, e così via.

Non solo, se mettiamo le singole parole una sotto l’altra otteniamo un quadrato perfetto 5x5, su cui la frase può essere letta, da sinistra a destra e viceversa, dall’alto in basso e viceversa.

Questo viene propriamente detto: quadrato magico.

Storia antichissima quella dei quadrati magici e significativa per comprendere il Sator.

 

I quadrati magici, fra Matematica, Cabala e Storia dell’Arte

Cominciamo con il dire che solitamente i quadrati magici sono numerici. In genere un quadrato magico si costituisce disponendo tutti i numeri interi in una griglia di NxN caselle in modo tale che ogni sequenza, orizzontale, verticale e diagonale, dia sempre lo stesso risultato.

Ciò che ci preme qui rilevare è che il risultato ottenuto è sempre stato considerato ben più di un giochino aritmetico. In Spagna, a Barcellona, sulla facciata esterna della Sagrada Famiglia progettata da Antoni Gaudì, ce n’è uno la cui costante magica è 33, gli anni di Cristo. I numeri dunque si caricano di significati allegorici, diventando portatori di un messaggio più o meno celato. Il più antico quadrato magico che si conosca, il Lo Shu (ossia: Lo scritto del fiume Lo) risale al terzo millennio a.C. e viene dalla Cina. Secondo la leggenda fu dedotto dall’imperatore cinese Yu dal disegno del dorso di una tartaruga sacra trovata nel Lo, un affluente del Fiume Giallo. Per gli antichi il Lo Shu era un simbolo potentissimo che racchiudeva il segreto della vita.

In occidente vi sono molti esempi di quadrati magici che nascondono significati cabalistici ed esoterici. Anche nella storia dell’arte il quadrato magico è stato spesso protagonista. Il più famoso di tutti appare nella Melancolia I di Albert Dürer (1514) ed è legato all’alchimia.
Si può dunque concludere che il quadrato magico del Sator, non fosse una semplice sciarada ma celasse, come i suoi confratelli numerici, un significato di una certa importanza. Eppure la sua traduzione è apparentemente banale o, peggio, priva di senso.

Il vero punto di svolta arrivò dallo storico Ludwig Diehl, che propose di leggere la frase, come molte altre iscrizioni antiche, in maniera bustrofedica cioè a serpentina: la prima parola da sinistra a destra, la seconda da destra a sinistra, la terza da sinistra a destra, ecc. Da notare come seguendo questa ipotesi per la prima volta il valore delle singole parole del Sator smette di essere solo un affascinante gioco enigmistico, e contribuisce a determinarne il significato. Seguendo questo metodo si ottiene infatti: SATOR OPERA TENET AREPO ROTAS. Ossia: Il seminatore (nominativo singolare), le opere (accusativo plurale) tiene (verbo presente terza persona singolare), l’Areopago (nominativo singolare) le ruote (accusativo plurale).
Comincia ad intravedersi un significato compiuto a livello filologico e coerente con i ritrovamenti archeologici. Se aggiungiamo a questo che ROTAS era spesso usato dai romani con l’accezione di ruote della fortuna, ruote del destino, ecco che, seguendo questa ipotesi, giungiamo finalmente ad un senso: L’uomo le opere tiene, Dio (o gli dei) il destino. Al centro della frase il verbo: TENET (che a sua volta divide e racchiude il resto del motto). Ai due lati del verbo il seminatore, simbolo dell’uomo, e il suo contrario: il destino (SATOR/ROTAS), e l’Areopago, simbolo di Dio, colui che tutto dispone, e il suo contrario: l’opera, ossia il lavoro fisico, concreto, terreno (AREPO/OPERA). Ognuno di questi concetti è letteralmente e graficamente l’opposto dell’altro. Forma e semantica allora coincidono: le parole del Sator non sono palindrome per capriccio enigmistico, ma racchiudono in questa loro caratteristica un’indicazione precisa sulla vita e sulle sue contraddizioni.